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E' lecito fare rilievi nei negozi?

Sì, in via generale, qualora non vi sia un espresso cartello di divieto esposto all'ingresso. In assenza di tale divieto non è necessario chiedere il premesso. Il titolare del negozio o un commesso hanno comunque titolo per chiedere che non vengano fatte foto.
In assenza di divieti - scritti o verbali - la condotta dell'Eye nell’ambito di locali a cui ha avuto libero accesso deve intendersi legittima fintantoché non cagioni un danno ingiusto a terzi. Naturalmente, tale attività, legittima in via generale, può assumere carattere di illegittimità se il suo autore - l’Eye - la compie con modalità tali da integrare condotta illecita, ad es. ai sensi delle norme in materia di ordine pubblico, tra cui l’art. 660 c.p. in materia di molestia o disturbo alle persone.

- Con riferimento alla Privacy
Con riferimento alla normativa sulla privacy di cui al D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196 (“Codice Privacy”) questa non riguarda più le persone giuridiche o i loro dati. Un negozio e la merce in essa esposto non sono quindi titolari di un diritto alla privacy.
A seguito dell'introduzione del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201 (cd. decreto Salva-Italia) convertito con modificazioni dalla l. 22 dicembre 2011, n. 214, la definizione di “dato personale” contenuta all’art. 4, comma 1, lett. (b) del Codice Privacy è stata modificata. A tal riguardo, si noti che nella definizione di “dato personale” è stato soppresso il riferimento alle persone giuridiche, enti od associazioni identificati o identificabili, con ciò determinando che attualmente “dato personale” è qualsiasi “informazione relativa ad una persona fisica, identificata o identificabile, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale.”

- Con riferimento alla normativa in materia di concorrenza sleale
Con riferimento alla normativa in materia di concorrenza sleale e, in particolare alla correttezza professionale di cui all’art. 2958, comma 3, cod. civ., rimane lecita l'attività di un Cliente che utilizzi BeMyEye per una costante e sistematica attività di osservazione e controllo di concorrenti.
In concreto, nella casistica giurisprudenziale italiana sono state considerate illegittime, in quanto atti di concorrenza sleale nel senso sopra indicato, condotte consistenti nella cd. concorrenza parassitaria (che si realizza nella continua e ripetuta imitazione delle iniziative del concorrente) o nella sottrazione di segreti (che si realizza nel comportamento diretto ad appurare, con mezzi subdoli, notizie che, pur senza essere veri e propri segreti aziendali, l’impresa concorrente non abbia messo, né ritenga di mettere, a disposizione del pubblico).
In proposito, può osservarsi che, in primo luogo, la osservazione di merci di concorrenti esposte in luoghi aperti o esposti al pubblico non costituisce atto di concorrenza parassitaria da parte del Cliente in quanto, affinchè si realizzi tale forma di concorrenza, è necessario che a tale osservazione segua la effettiva messa in atto da parte del Cliente di una continua e ripetuta imitazione delle iniziative del concorrente (Cass. 84/5852). Evidentemente, quindi, l’utilizzo delle Funzioni a scopo di mera osservazione del concorrente è di per sé legittimo, mentre sarà illegittima la successiva, ma ben distinta, condotta del Cliente che decida poi, a proprio rischio, di servirsi di tali informazioni per imitare le iniziative del concorrente, posto che tale attività imitatoria è estranea alle Funzioni e sarà quindi ascrivibile all’esclusiva responsabilità del Cliente.
In secondo luogo, la osservazione – attraverso le Funzioni – delle merci secondo quanto sopra indicato non integra nemmeno il caso della concorrenza sleale per sottrazione di segreti, perché le informazioni acquisite tramite tale osservazione sono prive di qualsiasi segretezza in quanto, appunto, messe a disposizione del pubblico dallo stesso concorrente. In proposito, la giurisprudenza ha infatti chiarito che, perché vi sia concorrenza sleale per sottrazione di segreti, occorre che la notizia non sia facilmente conseguibile, che le misure adottate a sua salvaguardia ne importino una peculiare qualificazione, e che per i terzi ne sia preclusa o resa oltremodo difficoltosa l’acquisizione (Cass. 83/1413 e Trib. Verona 28.12.1985).

- Con riferimento all tutela dell’immagine e dei diritti di proprietà intellettuale
Con riferimento alla normativa in materia di tutela dell’immagine e dei diritti di proprietà intellettuale eventualmente spettanti al titolare dei locali o delle relative merci, l'attività dell'Eye, Di BeMyEye o del Cliente sono parimenti lecite.
Su tale aspetto, deve peraltro distinguersi tra i diritti di immagine e di proprietà intellettuale inerenti ai locali e alle merci e i diritti inerenti alle informazioni acquisite e poi elaborate tramite le Funzioni di BeMyEye.
Infatti, si potrebbe argomentare che, in conformità ai diritti posti in capo al titolare dei diritti di immagine e di proprietà intellettuale o industriale su locali o merci (sia che si tratti di diritti d’autore che di diritti di marchio e di conseguente sfruttamento dei prodotti contraddistinti da tale marchio ai sensi della legge 633/1941 e del d. lgs. 30/3005) le immagini relative ai locali o alle merci non possano essere sfruttati mediante ripresa e creazione di contenuti in cui tali locali o merci costituiscano il soggetto e che, come tali, traggano il proprio valore proprio dall’immagine di tali locali o merci.
Per contro, va osservato che le informazioni acquisite e poi elaborate tramite le Funzioni non hanno quale soggetto i locali o le merci in sé, bensì un insieme di informazioni (quali appunto la presenza, il prezzo esposto ed il posizionamento delle merci) che non riguardano elementi protetti da diritti di immagine o di proprietà intellettuale o industriale inerenti a tali locali o merci e che, pertanto, sono liberamente suscettibili di raccolta e elaborazione, con conseguente creazione di un contenuto nuovo dotato di un autonomo valore e suscettibile di autonoma circolazione, distinta dall’immagine dei locali e delle merci.
Di conseguenza si può concludere che tali contenuti non sfruttino economicamente locali e merci di terzi ma, al contrario, costituiscano creazioni distinte che, come tali, siano suscettibili di protezione in capo al loro autore (l’Eye) il quale ne può quindi legittimamente disporre cedendoli a BeMyEye, il quale a sua volta li può acquistare ai sensi delle Condizioni Generali per poi ritrasferirli al Cliente, sempre ai sensi delle Condizioni Generali.

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